ESSERE CHE NON ERI
La tormentata voce della coscienza,
che non ti fa dormire la notte,
che ti pesa i passi del giorno,
che ti taglia il cuore in due parti.
Ti vedi nel bene, come nel male,
e inorridisci alla vista
di un altro che ti somiglia…
è come te, ma non sei tu.
Con la mano vuoi allontanarlo,
ma esso è appiccicato a te,
aspetta solo la tua resa,
e tu, in fondo, sei curioso.
È la tua sostanza fatale,
è la tua libertà indomata,
è la tua vita disordinata,
è l'immagine di un essere
che non è mai stato, ma aspetta te,
per diventar qualcuno.
Lui non è, solo tu sei,
ma se gli dai la tua carne
tu ne resti senza,
e la tua carne sparirà con lui.
O uomo, parlo di te,
essere grande di niente,
ma grande ugualmente,
perché l'essere
o non essere dipende solo da te. |
LA CASSETTA POSTALE
Ogni giorno mi reco là sotto.
In quel luogo vi è una cassetta.
Molte volte è vuota e infelice,
altre volte è piena di festa.
Un bel giorno, stanca e avvilita,
di ricevere soltanto saluti,
me la presi con quella cassetta,
un po' avara di certe notizie.
Che squallore in questa cassetta:
solo lettere, stampe e bollette.
Sto aspettando un grande contratto,
ma, purtroppo, il mondo è distratto.
Fai silenzio! Il cuore mi disse,
meglio niente che brutte notizie,
forse spese o anche incidenti,
per cui è meglio restare contenti.
Stavo ancora ultimando il discorso,
quando l'auto s'inceppa di colpo,
capii presto che era un dolore:
presto detto, s'era fuso il motore.
Al meccanico, ridente di gioia,
appuntai la mia convinzione:
è inutile aver tanta fretta
e affidarsi a una vuota cassetta.
Ora sbircio, non sono persuasa,
vivo d'ansia e sono un po' scossa,
sono pronta ad ogni sorpresa,
ma il contratto lo sento nell'ossa.
È un dolce e immane lavoro;
lo affronterei con tutto l'ardore.
Ma ancor vuota è quella cassetta,
e, come sempre, sperare mi resta. |
L'UOMO DI CRISTALLO
Un giorno, un artista,
nel mentre modellava un bell'uccello,
gli venne tra le mani un'altra forma:
era il primo uomo di cristallo;
contento per la sua nuova creazione,
lo pose al centro di tutti i suoi cimeli,
a causa della sua strana avventura.
Dopo aver bevuto tanto vino,
l'artista del cristallo fu un po' brillo;
a stento riuscì a stendersi sul letto
e a tener gli occhi fissi sul camino,
ove le fiamme, un poco già assonnate,
rendevano più brillante il nuovo amico.
Le palpebre non reggevano l'ebbrezza,
anche s lui voleva restar desto,
per dialogare con l'uomo di cristallo
e conoscere il suo vero sentimento.
La luce nel camino più non c'era,
e sul paese era già scesa la sera.
L'artista, ormai dormiente,
entrato nella dimora degli incanti,
scorse, tra tanti déi, il suo cristallo
e si pose a rimirarlo a destra e a manca.
Quella creatura era davvero strana,
svelava a tutti il suo vero pensiero,
facendo paura perfino al suo creatore,
convinto di essersi fatto tanto onore.
Le mille luci erano strali avvelenati,
i suo riflessi, solo pensieri perversi.
Tutto si vedeva in quel cristallo,
e l'uomo odiava l'artefice per questo,
per avergli dato proprio tal sostanza.
Perché mi hai fatto tutto trasparente,
coprir potevi , almeno, la mia mente;
se ora odio, chi mi sarà amico,
e se penso male, chi mi perdonerà.
Coprimi, se vuoi ancora farmi vivere;
così nudo, non posso stare qua,
anche uno straccio marcio mi va bene,
ma coprimi, o mio Signore, per pietà!
Coprirti con cosa, rispose il Signore,
lo straccio che vuoi, morire ti fa,
ed io ti volevo lucente e vivente,
davanti al mio sguardo, per l'eternità.
Se vuoi proprio celarti, ti offro una cosa,
ma solo per poco, perché vita non ha;
dopo aver fatto tutto quello che vuoi,
sappila rendere con umiltà:
ti offro la carne, nobile e santa,
copri soltanto la tua nullità. |
LA GIOVANE SCRITTRICE
Avevo sedici anni, quando mirando i segni
del creato, sentii qualcosa salirmi
dal profondo: sussulti e strani mormorii.
Andando fuori casa a lavorare, notavo gente,
vicoli e vetrine; sembrava tutto strano quel
via vai, giacché ognuno poi dovea morire.
Pensando e ripensando, mi convinsi che qualcosa
certo non andava, e quando, dopo il solito
tormento, m'incamminavo per tornare a casa,
a stento, dialogano col mio cuore, frenavo
un triste e ardito giuramento.
Morire! Cos'è mai questo triste spegnimento.
Soffrire! Cos'è mai questo mesto piacimento.
Sperando che oltre il vasto firmamento,
vi sia quel dolce mondo che si sogna,
si uccide il corpo, il cor e anche la mente.
Costretta a vivere come dentro a un chiostro,
iniziai presto a usar cuore, penna e inchiostro.
Avevo messo a punto un bel racconto;
la storia di uno strano avventuriere,
ma la vergogna di svelare il nome,
mi spinse a buttar tutto nel braciere.
Si sbriciolava al fuoco quel cartoccio.
Piombò sul cuore un blocco di cemento.
Tutto fu trascinato via dal vento:
tutto distrutto in quel fumigante inchiostro.
All'improvviso mi ribellai col tempo.
Gli dissi - basta, me ne ritorno dentro;
non scriverò più, né pitto sopra un foglio,
riprendo la mia vita a non far niente.
Dal Cielo cadde come una saetta,
un fuoco che bruciò la mia promessa.
Un dolore lancinante mi contrasse,
tutto tranquillo, tutto come sempre,
solo io…ero morta dentro. |
POETI IN PARADISO
Sei nato in un tempo
in cui il verso non conta,
in un mondo ove il canto
più non desta le menti.
Hai mostrato gran stima
per ogni tipo di uomo,
hai amato la vita
oltre il gelo del cuore.
Hai narrato le storie
di vite traviate,
senza luce, né gioie,
come è l'ombra di strada.
Hai sotterrato le armi
di quegli anni di fuoco,
quando nel petto di tanti
mancò la luce del sole.
Hai dissolto nel suono
quell'odio e quell'ira,
contro un mondo d'amore
che per molti è utopia.
Con le tue creazioni
di saggezza e umiltà
doni ancora emozioni
a chi un senso non ha.
Hai detto agli artisti
di avere pietà,
di addolcir occhi tristi
e ridar dignità.
Hai cantato il mistero,
hai donato il tuo cuore
che non ha più alcune velo,
perché in Dio è solo amore. |
IL GUSTO DEL VERSATILE
Oceano di immagini cromatiche,
confuse nell'oblio di un dormiveglia,
bramate dalla coltre della notte,
lucenti alle luci dell'aurora,
natanti sulla zattera del cuore,
distese sulla spiaggia dell'amore,
contese da passioni deformate,
violate da ignobili pensieri,
straziate dalle cinghie dell'orgoglio,
difese dalle ali di un augello,
volate nello spazio di un istante,
mai più ridenti, mai più viventi.
Un bagliore di mille luci solitarie,
esploso nell'immenso firmamento,
donando mille luci colorate,
il gusto del versatile è un talento. |
SAULO, SAULO, PERCHE' MI PERSEGUITI?
Dove te ne vai così felice?
Porto nel mondo la mia voce,
essa non sarà mai più in catene,
sarà presente nell'uomo vero.
Come puoi farti amar davvero,
se la tua croce resta un mistero,
non per questo ti nego il cuore,
ma fa in modo che io ti segua.
Gli uomini odiano la tua vita,
mentre la loro è nelle tue mani,
gliela offri e non chiedi niente,
non ti illudi dei cambiamenti.
Ci hai chiamati da tutto il mondo,
donne e uomini come tanti,
senza promesse di esser grandi,
ma ci hai reso fratelli e santi.
Col tuo Spirito non si ha paura,
perché genera l'uomo vero,
che mantiene un cuore puro
e ama te e il mondo intero.
Chi odia e uccide un solo uomo
odia il tuo regno e il tuo amore,
ma chi è passato per la tua croce,
sarà nei tuoi occhi e nella tua voce. |
AMOR SENZA VELI
Amore! A chi dovrei dirlo.
Quale amore sento più forte;
a tante cose ho dato i miei giorni,
ma il mistero mi ha portata
già oltre.
Più non so qual è la mia via,
più non sogno, né conto le notti;
dell'infanzia non ho nostalgia,
nelle veglie son gelosa dei morti.
So di aver dato il cuore e la forza
a chi ho amato più del mio Io,
a quel germe di vita immortale,
che nell'uomo è il sigillo di Dio.
Non ho amato o cercato un sol uomo,
perché di lui potessi andar fiera,
né un figlio, perché mi alleviasse
dell'ultima ore le pene.
Non ho bramato neppure l'oblio,
perché conoscessi il dolore,
né ho ceduto alle chimere,
perché l'illusione, poi, duole.
Il mio amore non chiede quei baci:
è un amore che brucia e s'innalza,
si dissolve nell'umile brezza;
dalle nubi, gonfie di vita,
scende in terra e col fango diffonde
quel lezzo prezioso e propizio.
Dalla terra e al tempo opportuno,
dei germogli faran grande festa;
da ogni luogo, come api sul miele,
giungeran cuori forti e novelli,
la viltà non sarà più in nessuno
e l'amor trionferà sui ribelli.
Querce austere e olivi gloriosi
leniranno le arsure dei miti;
in quel giorno, temibile in Cielo,
dall'amor cadrà via ogni velo. |
EROE DI CERA
Eroe di cera, col volto duro
e in petto un cuor sincero,
ti sciogli anche tu,
al tramonto dell'ultima sera.
Ti sciogli anche tu,
davanti a tanti uomini di paglia;
davanti a un mondo
ridotto ad una lastra di metallo.
Eroe di cera, tra tanti burattini,
odo solo il tuo pianto,
e so che è triste il tuo messaggio:
il mondo che tu lasci è vuoto e falso.
L'artefice che onorò il tuo coraggio
ti modellò di cera,
molle e debole sostanza,
poiché sapeva che mani ingrate
ti avrebbero distrutto per viltà,
per non vedere nel tuo volto
lo sdegno per tanta malvagità.
La cera, invece, ti si addice,
perché il tuo coraggio no ha
origini dall'odio, ma dalla pura carità,
e la tua forza si alimenta alla fonte
della giustizia e della pietà.
Tu stesso sciogli i tuoi lineamenti
al calore di un'umile candela
e pian piano ti stendi e ti riduci a niente.
Ti consumi, scolori e coli
sul palcoscenico dell'umana vita.
Nessuno ti piange o ti ammira,
solo i pupazzi sono applauditi,
stracci ambulanti
utili agli uomini di paglia
che tu compiangi.
Tu, eroe di cera, sei sparito.
Le tue forme più non vedo,
solo una grande chiazza ricorda
che lì c'era qualcuno,
un eroe che non era utile a nessuno.
Il mondo non cerca eroi né prega i santi;
povero mondo, mondo malvagio, abbandonato
a forze brute e ai mostri di passaggio.
Tu, eroe di cera, non chiedevi niente,
contento solo di donar la vita,
prima che scenda l'ultima sera. |
DELIRIO DI UN ARTISTA
Sogni di una vita,
smarriti per la via
che porta al cuore.
Delirio di una mente,
rimpianto di un artista
senza amore.
Mistero di un tormento,
confuso col dolore
di ogni giorno.
Sospiri e giorni bui,
con l'ansia
che ti coglie la sventura.
Tristezza per l'invidia
che hai intorno.
Dolore per chi parte
e non ritorna.
Nel vortice impetuoso
dei lamenti,
un urlo lacerante
mi spaventa,
l'artista a cui
hai dato quel talento
ti sta gridando <Dio!
Io sto morendo>. |