GLI ARLETTI A NAPOLI
Mio padre con sua madre, Tarantino Antimina
I genitori di mia nonna erano di Qualiano di Napoli ed erano i classici torronari, che nelle feste di piazza rallegravano e rifocillavano gli spettatori.
Alla fine dell'800, essere venditori ambulanti non era un'umiliazione, perché con le feste patronali, quando non vi erano ancora i negozi, i "festaioli" erano i veri commercianti ed artisti del popolo.
I miei bisnonni forse volevano per la loro piccola una vita meno movimentata, e fu così che mia nonna fu donata ad una famiglia benestante di Pianura. Mia nonna non seppe la verità per molti anni.
Mio padre era giovane, quando lo zio materno, in incognita, chiese dove abitasse una certa Antimina Tarantino.
- E' mia madre! E voi chi siete?
- Sono tuo zio carnale!
Mio padre, un vero sentimentale, strinse la mano allo zio e lo presentò a sua madre. Mia nonna, sensibile e sempre garbata nelle grandi occasioni, mise a disposizione del fratello tutta la casa e la campagna.
Mio nonno, musicista e cantante, gliene fece di serenate alla nonna, rinfacciandole che anche lei era stata ceduta, come d'altronde lui. Mio nonno, infatti, era stato adottato da una famiglia di Pianura, direttamente prelevato dall'Annunziata, una casa religiosa in cui i bambini erano lasciati da genitori che volevano restare ignoti.
I miei nonni si volevano molto bene, ma si prendevano in giro spesso sulle loro origini.
Mia nonna non ha mai smesso di invitare in casa i suoi veri parenti, ma era anche ben voluta dai parenti dei genitori adottivi, che gli avevano dato una ricca dote. Con tanti figli da crescere, però, la dote iniziava a diminuire.
La nonna e il nonno vendono tutti gli averi e alla fine restava la campagna, che dava da vivere ma anche da lavorare.
Mio padre, il primogenito, lavorava tutto il giorno, ma, energico e sognatore, dopo aver lavorato, si recava a Napoli con i suoi fratelli, per assistere alle belle serate di Piedigrotta e ai concerti del Teatro San Carlo. Quando i concerti si svolgevano nelle piazze di Pianura, poi, gli Arletti erano i primi a raggiungere il palco, per scambiare le loro opinioni sull'arte e sfogare i loro talenti agli artisti lì pervenuti.
"Siamo una famiglia di ignoti!", chissà quante volte mio nonno avrà espresso questo giudizio.
- Parla per te. Tu sei ignoto! perché io lo so da dove vengo – rispondeva mia nonna. – Ho ritrovato mio fratello carnale e con lui tutta la mia famiglia. Tu, invece, sei un Arletti e basta!
- Hai detto niente! Sono un Arletti e basta!!! – borbottava il nonno. Poi, per prenderla in giro, le diceva: - Io almeno sono stato adottato, ma i tuoi ti hanno data come si dà " nu cuppitiell e lupin " (cono di lupini). E poi come fai a dire che un Arletti non si farà rispettare! Guarda nostro figlio Nunziantino, quello sta sempre con i pennelli in mano, anche agli americani ha venduto i suoi bozzetti. Sicuramente sarà un pittore! E vedi gli altri, sempre a seminar discorsi da filosofi sbracati! E poi, che voce che hanno un po’ tutti, sicuramente i miei avi dovevano essere degli artisti. Uno dei nostri figli addirittura canta alla radio! Ma insomma che altro vuoi da me! Ti ho dato dei figli artisti! La dote che ho portato io è L’arte, tu solo lupini e papere da spennare.
- Le papere e i lupini riempiono lo stomaco, l’arte riempie solo la testa di sogni! – gli rinfacciava la nonna.
- Comunque sia, quando pronunci il cognome dei tuoi figli alza la testa, cara moglie mia. Gli Arletti si sapranno far valere. Me ne frego che i miei veri genitori non li conosco e neppure i miei fratelli e sorelle. Un nobile vero, poi, sa sempre arrangiarsi, i popolani, invece, staranno sempre a barattare mogli e figli pur di assicurarsi una ciofeca a tavola!
- A proposito di ciofeca, vai in cantina e prendi un barilotto di acquata e poi vieni a darmi una mano in trattoria: devo cucinare per otto contadini, e con noi due e i nostri sette figli siamo in diciassette.
- Fa smammare qualcuno, che diciassette porta male!
- E tu saresti un nobile? Credi alla superstizione?
- No! Ma dovendo fare una cosa in cantina, mangerò dopo, quando avrete finito voi.
- Dove ti avvii! Porta male, devo fare una cosa! Prendi i boccali e riempili d'acquata, che questi zappatori assorbono come spugne. Non so perché Nunziantino non beve un po' di vino! eppure la vendemmia la fa, ci va coi piedi nella tinozza. Come mai? – chiede la nonna.
- E che ne so! Sarà che è davvero un artista, non si umilia a bere la nostra acquata! Magari qualche liquorino, con qualche bel soprano! Ma hai sentito che voce? Chiama Teresina dalla collina, mentre vanga la terra!
- Béati tu, dei nostri figli. Cosa gli darà da mangiare alla moglie e ai figli, se non si provvede in tempo. E' il primo figlio ed il primo che si sposerà, e non ha ancora un lavoro decente. Muoviti! Scendi in cantina e prendi i barilotti. Come al solito al futuro dei figli deve pensarci sempre la madre, mai il padre!
- Oh, io la dote ce l'avrei! – asseriva il nonno.
- L’arte? Se sei di quest’ idea, allora va a vendere tu i suoi lavori agli americani. Io sto parlando di cose serie.
- Quella è una cosa in più, ma io gli darei la campagna! Nel paese siamo in pochi ad averla. È sempre un capitale da far fruttare. Noi e gli altri figlioli ci arrangiamo con i vigneti!
- Ma se hai detto che è un artista! Ma che campagna e capitale! Cerca di parlare con i tuoi parenti, qualche conoscente, qualche avvocato: dobbiamo trovargli un lavoro e che sia sicuro. Che figura ci facciamo con le nostre famiglie!
- Quali, quelle originali o quelle acquisite! - concludeva il nonno.

MIO PADRE NUNZIO ARLETTI (1918-2001)
Mio padre era decisamente un artista. Che campagna e campagna! Dopo il matrimonio, amava passare il suo tempo nei circoli artistici di Napoli, dove poteva avere contatti con i pittori del tempo, di chiara fama. Dietro loro consiglio si era iscritto al Circolo Politecnico e come socio allestiva un’importante Personale, nel 1966. Avevo dieci anni all'epoca, forse non ricordo quei giorni, ma i pittori di Via Roma, che lui ammirava, me li ricordo ancora, perché mio padre continuò a frequentarli anche dopo. Ricordo ancora quei laboratori, dove c'era un po' di tutto: pianoforte, fiori, tavolozze imbrattate di colori, e tanti poveri artisti, che come segretari o discepoli servivano il loro maestro, Roberto Carignani. Questo pittore era un amante delle corse ai cavalli, e per le perdite a quel gioco vendette molti suoi bei dipinti.
Grazie a Dio mio padre non ha mai avuto vizi: dai pittori più anziani apprendeva solo i trucchi del mestiere. In quegli anni Napoli era un polo di attrazione artistica di grande spicco. Le iniziative culturali, nelle quali mio padre partecipava, portarono il suo nome in giro per il mondo.
I giornalisti iniziarono ad occuparsi di lui, i letterati gli facevano i complimenti e gli recensivano i lavori; alcuni politici gli manifestarono la loro ammirazione. Grazie ad alcuni galleristi napoletani, mio padre poté coronare il sogno di gioventù, cioè partecipare ad una mostra dell'Ottocento Napoletano: nella brochure della mostra il nome di mio padre figurava insieme ai fratelli Palizzi, a Galante, Striccoli, Bresciani e tanti altri.

MIA MADRE CASTELLO TERESA
Anche mia madre ogni tanto pensava ai suoi avi, di origini pugliesi. Ricordava ancora che il suo trisavolo lo chiamavano Cavaliere Agostino Castello, un vero cavaliere.
"Solo di cognome, CASTELLO, che vuol dire! Siamo in una camera sola, io, i miei genitori, due sorelle e due fratelli. Ma che castello e castello! – si sfogava mia madre.
Con i genitori che invecchiavano, non era più il caso di pensare ai trisavoli e alle loro ignote storie, ma i miei genitori pensavano a cosa avrebbero potuto fare per assicurare un avvenire a noi figli.
A mia mamma, però, è sempre piaciuto raccontare le storie, e guarda caso raccontava di cose misteriose, forse gli unici racconti di una fede popolare che le era stata tramandata. A quell'età, io credevo a quelle storie, forse per come le raccontava, ma quando cominciai io a raccontarle a lei, specie dei sogni che facevo, le cose non andarono più bene per mia madre, infatti, mi diceva spesso: "Tu hai troppa fantasia. Io vedo il sole che gira intorno alla terra e non il contrario; poiché gli occhi non mi possono ingannare, vuol dire che tu sogni ad occhi aperti. Mi ha sempre consigliato di non fare come mio padre, ma di trovarmi un lavoro decente.”.

Roma 1982 - Maria Giovanna Elmi Consegna a mio padre il premio "La Quercia D'Oro"
Nel 1982, mio padre doveva recarsi a Modena, per ricevere il premio "Il Pantheon d'Oro. L'anno dopo il riconoscimento è europeo, con il Gran Trofeo "Europa "2000"; segue il Pennello d'oro 1983, e nello stesso anno, a San Marino, gli è assegnato il Premio Europeo della Cultura. E' proposto come Membro Honoris Causa a vita, dal centro Divulgazione Arte e poesia, nel 1979; Accademico d'Italia con medaglia d'oro, dall'Accademia Italia delle Arti e del lavoro. A Milano ha ricevuto l'Oscar Leonardo Da Vinci.
Le pubblicazioni sul suo operato sono presenti nelle biblioteche storiche della cultura artistica regionale, ma anche sull'Enciclopedia mondiale degli Artisti contemporanei, a cura di Franco Tralli dell'Università inglese North, West London University.
Altri inviti dall'estero: Atene, Dubrovnik, Lussemburgo, Madrid, Città di Monaco, Dallas, Parigi. Altre nomine "Accademico Benemerito, dall'Accademia Toscana "il Macchiavello"; Accademico delle Nazioni. Candidato al Premio Nobel per la Cultura, candidatura proposta da varie Accademie internazionali.
Museo di San Martino (Napoli)
Mio padre esegue una riproduzione, il soggetto rappresenta la cascata della Reggia di Caserta
Altre riproduzioni di autore.
La Leida
Paestum
La Maddalena
La sacra famiglia
San Rocco
La sacra famiglia e San Giovanninno.

In questa foto mio padre è pensieroso. Chissà cosa stava pensando!
Mio padre è stato il mio maestro, e spero che gli sia riconosciuto il giusto valore, per quanto ha dato:tutta una vita, semplicemente
e consapevolmente artistica.
Annamaria Arletti
Milano, Febbraio 2008....